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“Ma dai, sono solo ragazzi!”: il bullismo non è uno scherzo

Sempre più spesso vengono poste all’attenzione notizie di cronaca che raccontano di bambini e ragazzi che mettono in atto prevaricazioni e prepotenze nei confronti dei coetanei; non diminuisce quindi l’importanza di tenere alta l’attenzione su questo tema e proseguire nel fornire indicazioni utili non solo su come procedere quando ciò avviene, ma anche su come riconoscere i segni del bullismo.

Il bullismo: un fenomeno complesso

Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (D. Olweus, 1996).

Il bullismo viene spesso definito come un insieme di comportamenti disfunzionali messi in atto da bambini e ragazzi, che disturbano il regolare svolgimento delle attività scolastiche o sportive. Il fenomeno del bullismo è stato approfondito in Norvegia, per la prima volta, nel 1978, e solo dopo quasi dieci anni è stato trattato all’interno di riviste scientifiche.

Si tratta di un fenomeno complesso, che coinvolge diversi attori, il termine inglese Bullying infatti si riferisce non soltanto a quanto il bullo può mettere in atto, ma anche al comportamento e all’atteggiamento della vittima.

A questo proposito sono stati identificati cinque diversi ruoli e comportamenti che possono essere assunti da bambini e ragazzi durante le azioni di bullismo e che si possono ricondurre a sei differenti attori di tali episodi (Salmivalli, Lagerspetz, et al., 1996):

  1. il bullo: il leader del gruppo dei prevaricatori, assume l’iniziativa per primo cercando di coinvolgere anche altri compagni affinché lo sostengano;
  2. la vittima: si tratta di quei bambini o ragazzi che, loro malgrado, si trovano nella posizione di non riuscire a fronteggiare le prepotenze del bullo e subirne quindi vessazioni, offese e sopraffazioni;
  3. gli assistenti del bullo: vengono definiti anche “bulli passivi”, proprio per mettere in rilievo il fatto che, in posizione principalmente di gregari e assistenti del bullo, non prendono parte attivamente alle prevaricazioni, ma vi partecipano e osservano solo dopo che sono state avviate da altri;
  4. i sostenitori del bullo: manifestano apertamente approvazione e sostegno alle prepotenze in atto, pur non partecipandovi;
  5. i sostenitori della vittima: difendono e sostengono il compagno prevaricato in modo attivo, spesso cercando anche di coinvolgere e convincere altri a contrastare il bullo;
  6. gli osservatori, o esterni: si astengono da qualunque tipo di intervento, sono contraddistinti da maggiore passività e la loro astensione è spesso dovuta ad una paura per se stessi, di ritrovarsi nella posizione della vittima.

È importante sottolineare che, anche per quanto riguarda quest’ultimo gruppo, si tratta di una vera e propria partecipazione al bullismo, seppur passiva: non sono infatti all’oscuro delle prevaricazioni in atto, ma non prendono alcuna posizione, non interpellano gli adulti e non sostengono in alcun modo la vittima.

Qualsiasi azione volta a esprimere prevaricazione, con l’obiettivo di provocare ripetutamente sofferenza fisica o psicologica nell’altro può, in effetti, essere considerata un atto di bullismo, e può esprimersi attraverso differenti modalità.

A tal proposito tali condotte si possono distinguere in:

  • Verbali o fisiche
  • Dirette o indirette
  • Bullismo sociale (o relazionale)
  • Cyberbullismo

Alcuni dati sul bullismo

Ogni anno sono 246 milioni le vittime del bullismo al mondo (dati UNICEF) e il 20% di bambini e adolescente di età compresa tra gli 11 e i 17 anni sono vittime di bullismo ogni anno in Italia. Quando si parla di cyberbullismo la percentuale sale addirittura al 50% e il 7,1% delle femmine è vittima, contro il 4,6% dei maschi. È stato inoltre rilevato che le ragazze sono maggiormente vittima di cyberbullismo e così anche di forme di bullismo indiretto, come ad esempio il mettere in giro voci e pettegolezzi, escludere e isolare dal gruppo dei pari, e forme verbali di prevaricazione. Mentre i ragazzi, agiscono e sono maggiormente vittime, di forme di bullismo fisico e diretto.

 Quello che non si vede

Nonostante i dati Istat più recenti a disposizione (2015) si evidenzi che il 19,8% degli intervistati di età compresa tra 11 e 17 anni (quasi uno su cinque) ha subìto azioni tipiche del bullismo nei 12 mesi precedenti, una o più volte al mese; si stima che la maggioranza dei casi rimanga tuttavia nascosta agli adulti. Troppo spesso difficilmente un genitore può immaginare che il proprio figlio stia subendo azioni di bullismo indiretto, ad esempio, si pensi ad esempio al cyberbullismo, a voci messe in circolazione nell’ambiente scolastico o extrascolastico, alle ripetute azioni volte ad escludere e isolare l’altro. Altrettanto difficile è spesso per l’insegnante rendersi conto che ciò avviene durante alcuni momenti della giornata.

Non solo è spesso difficile individuare le vittime di questi comportamenti, ma anche i bulli sanno celarsi: il bullo ha spesso interesse nell’avere testimoni tra i coetanei, per accrescere il proprio potere e la percezione di popolarità, nel medesimo modo ha interesse affinché il suo comportamento rimanga nascosto a genitori, insegnanti, educatori e alle figure adulte in generale.

 Bibliografia

  1. D. Olweus, Bullismo a scuola: ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, Firenze, 1996, p.11
  2. Salmivalli, C., Lagerspetz, K., Björkqvist, K., Österman, K., & Kaukiainen, A. (1996). Bullying as a group process: Participant roles and their relations to social status within the group. Aggressive Behavior, 22(1), 1–15.
  3. https://www.unicef.it/diritti-bambini-italia/bullismo-cyberbullismo/
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